Ingegneri e cooperazione allo sviluppo
Nonostante le numerose polemiche che accompagnano il delicato argomento, la cooperazione allo sviluppo è tuttora l’unico aggancio di collaborazione tra nord e sud del mondo che non sia strettamente legato ai rapporti commerciali tra paesi o che comunque non rientri nell’ambito degli interventi, spesso disastrosi, operati dal FMI (Fondo Monetario Internazionale) e dalla banca mondiale. La cooperazione si occupa di aiutare e portare per mano i paesi cosiddetti “ del terzo mondo ” (secondo una nomenclatura ampiamente superata) attraverso iniziative di collaborazione e intervento diretto in loco. La cooperazione è organizzata da Organizzazioni non Governative e da enti governativi che promuovono progetti attraverso svariati canali di finanziamento. Tutte queste attività dovrebbero coinvolgere a pieno il mondo del no-profit anche se ogni progetto si avvale di competenze e lavoro di tecnici e progettisti che vengono regolarmente ingaggiati. Questo meccanismo fa si che parte delle risorse investite nel no-profit ricadano nel circuito profit. Naturalmente, come si può bene intuire, l’aspetto ingegneristico di tali iniziative è fondamentale come è fondamentale il ruolo di tecnici e ingegneri all’interno di questo processo. L’idea di ISF è anche quella di formare figure professionali in grado di affrontare i problemi nati all’interno della cooperazione allo sviluppo e di organizzare contenitori per limitare le possibili speculazioni derivanti dall’intervento esterno nei progetti e ottimizzare la resa degli stessi attraverso una formazione completa che preveda lo studio e la conoscenza delle realtà locali, dei problemi ambientali e quantaltro rientri nella logica di ISF. Per questo motivo ISF promuove collaborazioni e scambi tra tutte le organizzazioni operanti nel settore della cooperazione allo sviluppo. Inoltre promuove all’interno dell’università attività di informazione e formazione sulla cooperazione organizzando corsi e seminari atti ad avvicinare gli studenti all’argomento.
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