| Home | Link | Notizie | Download | Contattaci |
Advertisement
un mondo diverso da progettare, un modo diverso di progettare...

Madagascar - NosyBe PDF Stampa E-mail
Scritto da isfnapoli   

cartina geografica1. INTRODUZIONE
Il presente rapporto nasce dall’esperienza avuta dai suoi quattro autori sull’isola di Nosy Be, situata a nord-ovest del Madagascar, dal 16 al 31 agosto 2005. Tale esperienza fa parte del “progetto Madagascar”, ideato e sviluppato da uno dei gruppi di lavoro di ISF-Napoli a partire da maggio 2005, e si colloca pertanto all’interno di detto progetto come prima tappa di un percorso che ha come obiettivo principale quello di apportare un aiuto socio-economico alla popolazione di Nosy Be attraverso la realizzazione di interventi che mirino al miglioramento della rete idrica e della gestione dei rifiuti.
Tale lavoro si compone di una parte preliminare di presentazione dell’isola di Nosy Be dal punto di vista geografico, demografico, storico ed economico; verrà poi illustrato l’approccio ed il contatto del gruppo con la popolazione e le istituzioni di Nosy Be; successivamente saranno esaminati i temi oggetto di approfondimento in loco da parte del gruppo, acqua e rifiuti; infine verranno citati altri aspetti investigati, quali sanità, istruzione ed infrastrutture.

2. PARTE PRELIMINARE : PRESENTAZIONE DELL’ISOLA DI NOSY BE
GEOGRAFIA

Situato nella parte nord-occidentale del Madagascar, il Comune di Nosy Be è composto da diverse isole di cui la principale, Nosy Be appunto (“Isola Grande”), si trova a 15 km dalla Grand Terre (com’è denominato il Madagascar dalla popolazione locale). Questa si estende per 30 km da nord a sud e per 19 km da est ad ovest, con una superficie di 280 km2 e circa 200 km di costa.
Il capoluogo del Comune, Helle Ville, è situato nella parte meridionale dell’isola; è il porto principale nonché l’unica città dell’isola di una certa importanza (è l’unico posto nell’isola dove è possibile trovare una banca).
Si riporta di seguito la mappa con la posizione geografica dell’isola rispetto alla Grand Terre ed il Comune in maggiore dettaglio:

posizione grand terre
posizione dettaglio

DEMOGRAFIA

Il comune di Nosy Be è costituito da 2 città principali, Helle Ville e Dzamandzar e tre borghi (Bemanondro, Ambatozavavy, Nosy Komba). Secondo le statistiche comunali in possesso (che risalgono al 2002) gli abitanti sono 70300, di cui la metà risiede ad Helle Ville.
Il tasso di crescita della popolazione è stimato intorno al 2.7%, quello d’immigrazione è del 10% circa.
Le principali malattie registrate nel Comune sono la malaria e le infezioni diarroiche e parassitarie, queste ultime sono la principale causa di mortalità infantile.

STORIA
Si ritiene che i primi abitanti di Nosy Be fossero abitanti swahili e indiani giunti sull’isola nel XV secolo. In seguito, l’isola continuò ad attirare profughi, mercanti e coloni d’ogni sorta e provenienza. Nel 1839, la regina di etnia Sakalava, Tsiomeko, fuggì a Nosy Be dalla Grand Terre e chiese ai Francesi di aiutare il suo popolo a resistere agli attacchi dei nemici Merina, altra etnia presente sul territorio malgascio (in Madagascar si contano 18 etnie). Nel 1841 i Sakalava cedettero alla Francia sia Nosy Be sia la vicina Nosy Komba.

ECONOMIA
L’economia del Comune di Nosy Be è basata su quattro attività principali: turismo, agricoltura, industria ed allevamento, e in maniera marginale sull’artigianato.
Turismo
Grazie alla bellezza dell’ecosistema ed alle sue spiagge, Nosy Be è tra le prime destinazioni turistiche del Madagascar (circa il 23% dei turisti che visitano il Madagascar passano per Nosy Be).
Il periodo di massima affluenza va da giugno ad ottobre.
Questo settore è in leggero sviluppo, con strutture alberghiere situate prevalentemente nella zona occidentale. Ad Helle Ville, come nei pressi degli hotels, abbondano piccoli ristoranti e taverne.

Di seguito si riporta la dislocazione geografica di villaggi e centri turistici principali:

dislocazione villaggi e centri turistici

Agricoltura
L’agricoltura occupa il 13% della superficie di Nosy Be. E’ costituita principalmente da:
• colture di rendita, attività prevalentemente maschili, con grandi piantagioni di caffè, pepe, vaniglia ed ylang-ylang, fiore adoperato per la produzione di essenze.
• colture industriali di canna da zucchero (a tale proposito si rimanda al paragrafo successivo).
• colture alimentari, riso, manioca, mais, patata dolce.
• orticoltura, attività in prevalenza femminile, che solo ora comincia a svilupparsi. E’ presente in un’area molto ristretta a nord dell’isola dove il suolo è più fertile, in quanto di natura vulcanica, e dove sono assenti attività turistiche che costituiscono una fonte di guadagno alternativa per la popolazione che invece abita le coste.
Industria
Costituisce il terzo settore economico dopo turismo ed agricoltura. E’ incentrata sostanzialmente su attività agro-alimentari:

1. L’industria zuccheriera; la SIRAMA è la società semi pubblica che possiede il suolo coltivabile dell’isola nella sua quasi totalità (6000 ha di cui 2000 coltivati). La canna da zucchero costituisce la materia prima per la fabbrica di produzione del rhum e dello zucchero raffinato, di possesso della SIRAMA stessa. La società nel corso degli ultimi anni ha visto diminuire la sua produttività (passando dalle 14000 t alle 700 t di zucchero prodotte oggi) ed attualmente non garantisce da mesi il salario ai suoi dipendenti. Le distese di canna da zucchero costituiscono il paesaggio classico di Nosy Be, distribuendosi su ogni lato delle strade. I braccianti raccolgono la canna dopo aver bruciato i campi, la accumulano su tir e la trasportano alla fabbrica. Concimano poi il terreno utilizzando scarti di produzione agricola (oli e melasse) o escrementi di zebù, fertilizzando infine il terreno con concimi chimici.

2. La produzione di gamberi; nella zona di ‘Le Cratere’ è presente la ‘Pecherie’(o ‘crevetterie’), azienda ben avviata che produce e distribuisce anche all’estero gamberetti surgelati. L’azienda è di proprietà francese, ed è l’unica che garantisce un trasporto agli operai in autobus, unici esemplari di tale mezzo di locomozione sull’isola. Nella zona della Pecherie è stata riscontrata anche la presenza di piccole produzioni di mattoni.

3. L’estrazione di olii essenziali (3 t/anno).

Allevamento
Il Comune di Nosy Be conta circa 8000 bovini e 2000 caprini, che si possono osservare mentre vagano per le strade pubbliche.

Artigianato
Oltre a queste principali attività economiche vale la pena menzionare anche quelle legate all’artigianato locale.
Sono presenti due realtà forti, una prettamente femminile, l’altra maschile. Le donne sono impegnate nella realizzazione di tovaglie in cotone ricamate a mano e altre manifatture tessili quali tende e copriletto; gli uomini fabbricano oggettistica in legno scolpito. Altre attività artigianali sono la produzione di bracciali in argento del tipo rigido liscio o lavorato, caratteristico ed unico nell’isola; vi sono inoltre piccoli gruppi che lavorano reti da pesca intrecciando fili di nylon opportuni (esempio sono gli ospiti della casa per paraplegici in Ambatoloaka); si trovano inoltre lavorazioni in rafia di vario tipo (borse, scatole etc.), oggettistica in corna di zebù probabilmente provenienti dalla Grand Terre e conchiglie di differenti forme e colori, abbondanti su tutto il territorio.

Di seguito si riporta la destinazione d’uso prevalente delle varie zone dell’isola.

destinazione d'uso delle varie zone

3. IL CONTATTO CON L’ISOLA: MANINA, INTERMEDIARIO FONDAMENTALE
L’approccio alla popolazione e lo studio e la valutazione delle problematiche presenti sul territorio malgascio preso in analisi, sono stati dei processi facilitati dalla intermediazione della signora Manina Consiglio.
Originaria di Napoli, Manina svolge la sua intensissima attività di volontariato a Nosy Be dove vive da ormai sei anni. Le sue opere sono indirizzate alle genti dei villaggi di tutta l’isola, soprattutto ai più piccoli e deboli, con l’auspicio di apportare risorse che siano del popolo e che contribuiscano alla crescita e allo sviluppo di un territorio povero e afflitto da forti tassi di mortalità infantile e da altre numerose problematiche. Utilizzando i fondi raccolti dall’associazione da lei istituita solo un anno fa, “I bambini di Manina”, la signora Consiglio ha già costruito 81 scuole su tutto il territorio di Nosy Be e sono numerose le richieste dalla Grande Terre, dove fino ad ora ne sono state realizzate 19, sempre rigorosamente in materiale locale e di struttura analoga a quella delle abitazioni locali, conforme quindi alle loro tradizioni.
Oltre a curare personalmente la distribuzione di medicinali, Manina ha realizzato un dispensario gestito da un dottore e da un infermerie locale dove la visita ha un prezzo irrisorio di 200 Fmg (circa 20 centesimi di euro). Il dispensario è frequentato abitualmente dalla popolazione, circa 70 persone al giorno. Accanto ad esso vi è la struttura in cemento che avrebbe dovuto ospitare il laboratorio per le analisi e che adesso, priva di strumentazione, funge da deposito. Sono state realizzate inoltre dall’associazione un ospizio che ospita 7 anziani, una casa per donne, una abitazione per paraplegici, due pozzi per il prelievo d’acqua, docce pubbliche e bagni turchi in Dar er Salam, toilette pubbliche rifornite di energia elettrica e gestite da un guardiano locale, un campo di basket, una biblioteca pubblica.
Accanto alla realizzazione di infrastrutture, Manina opera attraverso la distribuzione di abiti, cibo (sono 150 le famiglie di indigenti alle quali viene distribuito il riso), medicinali e materiale scolastico agli abitanti dei villaggi dell’isola che giornalmente le fanno visita, cura inoltre la scelta delle insegnanti per l’asilo e le elementari (maternelle e primarie delle ‘Tsaiky Tsara’, che vuol dire bambini buoni, da lei costruite). La sua figura è divenuta nel tempo un forte punto di riferimento tanto da concederle la nomina di “Chevalier”, onoranza concessa di rado ai Vazà (così vengono definiti in malgascio i bianchi).
Attraverso Manina ed i suoi racconti personali, è stato possibile venire a conoscenza delle abitudini e dei costumi degli abitanti di Nosy Be, facilitando un operazione che avrebbe altrimenti necessitato di un tempo maggiore. La sua intermediazione ha reso possibile fissare diversi incontri con il sindaco dell’isola il quale, felice di accogliere il gruppo di lavoro di ISF, ha chiesto la permanenza di un anno di un rappresentante dell’ associazione ISF. E’ stato possibile attraverso Manina incontrare il tecnico del comune, il signor Tsiong, che ha fornito la documentazione relativa a due progetti già in studio sul territorio e di pronta realizzazione. Il tecnico, inoltre, essendo in collegamento con l’azienda della JIRAMA che cura la gestione delle risorse idriche in tutto il Madagascar, ha reso possibile realizzare la visita all’impianto di potabilizzazione del lago Amparihibe e alla discarica di Ambonara.
L’esperienza acquisita nel tempo da Manina ha reso possibile trovare risposta ad una serie di domande che possono essere utili ad inquadrare la situazione culturale e sociale dell’isola, e a facilitare la considerazione cosciente di eventuali interventi di ISF.

4. APPROVVIGIONAMENTO IDRICO
PREMESSA

L’approvvigionamento idrico attuale della popolazione di Nosy Be, stando a quanto si è potuto constatare, si basa in minima parte su reti acquedottistiche e per lo più su pozzi. Nell’opera di rilevazione della situazione esistente, il gruppo di lavoro di ISF ha cercato di ricostruire lo stato attuale del servizio idrico nell’isola, sia attraverso visite dirette, sia per mezzo di spiegazioni di terzi (da Manina al tecnico comunale dell’isola). Nel seguito vengono esposte separatamente la situazione degli acquedotti e quella dei pozzi, per poi trarre delle conclusioni sui possibili interventi da parte di ISF.

ACQUEDOTTI
Situazione attuale
Tre sono le reti acquedottistiche esistenti nell’isola di Nosy Be, tra loro indipendenti e distanti.
La prima, nella parte nord-occidentale dell’isola, serve quasi esclusivamente il Ventaclub (Villaggio del Ventaglio) e forse qualche ristorante sulla vicina spiaggia di Andilana. Si tratta di una rete in buono stato, proprio per interesse del Ventaclub, che forse interviene anche finanziandone in parte la gestione. L’ente gestore è la JIRAMA, proprietario e gestore della rete elettrica di tutto il Madagascar (l’equivalente dell’Enel in Italia). L’acqua viene fornita da una presa dal lago Amparihibe, viene potabilizzata e, quindi, immessa in una condotta di avvicinamento che termina direttamente in prossimità del Ventaclub. Accompagnati dal monsieur Tsiong, tecnico comunale dell’isola, abbiamo potuto visitare sia l’opera di presa che l’impianto di potabilizzazione, che risultano documentati da foto e video. Qui di seguito viene riportato uno schema dell’impianto di potabilizzazione:

schema impianto
Schema dell'impianto di potabilizzazione presso il lago Amparihibe

La seconda è una rete molto piccola, esistente nella parte sud-occidentale dell’isola, in particolare nel villaggio di Ambatoloaka. E’ gestita da un privato e pare che non si effettui nessun trattamento di potabilizzazione. Nessuno ha saputo indicarci quale fosse la presa che alimenta tale rete. Un piccolo serbatoio (“châteaux d’eau”) è posto in vicinanza della casa di Manina, nella parte alta del villaggio. In passato la rete forniva acqua ai cittadini di Ambatoloaka tramite una fontana pubblica, ma in seguito il gestore ha chiuso la fontana per evitare sprechi e poter vendere l’acqua alla vicina “pescherie” dove si lavorano i gamberetti. Nel villaggio, pertanto, la rete attualmente alimenta soltanto le case dei bianchi lì residenti. I malgasci possono far ricorso solo ad alcuni pozzi per l’approvvigionamento idrico.
La terza rete è la più grande e serve l’abitato di Helle Ville. La fonte è costituita dal lago Ampombilava ed esiste un impianto di potabilizzazione, già documentato dal video del signor Macchi. Tale impianto è attualmente non funzionante per mancanza dei reagenti chimici (secondo quanto ci è stato detto dal tecnico comunale), quindi l’acqua, pur passando attraverso di esso prima di essere immessa nella rete idrica di Helle Ville, non subisce alcun trattamento di potabilizzazione.
In verità, l’opera di indagine del gruppo non si è soffermata molto su questa rete in quanto sia l’opera di presa sia l’impianto di potabilizzazione verranno esclusi dal servizio, secondo i progetti futuri di cui si parlerà in seguito.

Progetto della Banca Mondiale
Il gruppo di lavoro si è recato da monsieur Tsiong, tecnico comunale dell’isola, per raccogliere tutte le informazioni che potessero interessare ISF. In tale occasione è stato possibile anche visionare il progetto della Banca Mondiale per l’approvvigionamento idrico di tutta l’isola, i cui lavori dovrebbero cominciare nel 2006. Una sintesi dello studio effettuato per la definizione del progetto è stata fotocopiata ed acquisita. In tale studio, vengono prospettati due possibili scenari per l’approvvigionamento idropotabile di tutta l’isola, entrambi da realizzare in più fasi: nel primo caso sono previste due alimentazioni, una dal lago Ampombilava (per 2000 mc/giorno) ed una dal lago Amparihibe (per 500+1350 mc/giorno, con un successivo ampliamento di ulteriori 1350 mc/giorno); nel secondo caso, si prevede l’alimentazione dal solo lago Amparihibe (per 3300 mc/giorno, con un successivo ampliamento di ulteriori 1650 mc/giorno). Invero, nello studio suddetto viene considerato più economico il primo scenario, ma secondomonsieur Tsiong il secondo scenario è stato preferito ed è quello che sarà realizzato nei lavori che dovrebbero cominciare dall’anno 2006.

POZZI
Come già detto in precedenza, la maggior parte dei malgasci di Nosy Be, in particolare nei villaggi, è esclusa dall’utilizzo dei sistemi acquedottistici sopra descritti ed attinge acqua da pozzi.
Nell’opera di raccolta di informazioni, il gruppo di lavoro ha provveduto a visitare alcuni di essi
. Tali visite sono anche documentate da riprese video.
Due pozzi sono stati fatti costruire da Manina ad Ambatoloaka dopo che il gestore aveva chiuso la fontana pubblica. Entrambi hanno un diametro di circa 1.5 metri e sono stati scavati a mano. In uno il pelo d’acqua, in occasione della visita, si trovava ad una profondità di circa 12 metri, nell’altro a circa 15 metri. Da essi si attinge acqua tramite secchi. Nella parte fuori terra sono circondati da un muretto di cemento alto meno di 1 metro. Entrambi i pozzi di cui si è detto sono coperti solo da una botola in legno che viene aperta per attingere acqua, quindi non essendoci una vera protezione, secondo quanto dice Manina, ogni tanto cadono corde rotte, residui di stoffe, etc
. Un terzo pozzo che è stato visitato era stato terminato da poco ed è situato vicino ad una scuola Tsaiki Tsara in costruzione, a Norde Vigy. Il giorno in cui il gruppo si è recato sul posto, nel pozzo era inserito un bidone di ferro, per metà fuoriuscente verso l’esterno e per metà interno al pozzo (vedi documentazione fotografica). Non si sa se questa fosse la sistemazione definitiva del pozzo, ma più probabilmente in seguito è stato costruito un muretto basso come negli altri due casi di cui si è parlato in precedenza. Il diametro di quest’ ultimo pozzo è di circa 1 metro, ma non è stato possibile misurare la profondità del pelo libero dell’acqua.
Attraverso l’esperienza acquisita da Manina nel corso degli anni, si è individuato una periodicità in alcune patologie ed in particolare nel periodo di maturazione del mango, cioè da settembre a dicembre circa, molti bambini si ammalano di gastroenterite con febbre che conduce talvolta alla morte. La causa dell’incremento di tali patologie in suddetto periodo potrebbe trovarsi nell’aumento di prolificità di alcuni batteri che in quel periodo godono di particolari condizioni climatiche.
L’acqua dei pozzi, probabilmente contaminata, potrebbe essere il principale vettore di tali infezioni batteriche. Infatti i pozzi sono esposti a molteplici vie di possibile inquinamento. Nessuno dei pozzi visitati è rivestito, ma finora il problema non si era posto anche perché essi sono scavati in terreni argillosi e molto compatti, almeno nella parte visibile; tuttavia il terreno tende a franare leggermente nella parte superficiale cadendo all’interno del pozzo stesso, a causa di un appoggio non perfetto del muretto soprastante. Si è già parlato in precedenza della scarsa protezione della bocca del pozzo, per cui facilmente possono cadere oggetti all’interno. Inoltre, si è potuto constatare che esiste una concreta possibilità di inquinamento per via di deiezioni umane, in quanto la distanza dagli scarichi della case probabilmente non è sufficiente, essendo inferiore ai 15 metri che vengono dati come minimo indispensabile nella tesi di riferimento di ISF-Trento (probabilmente a Nosy Be le norme igieniche vorrebbero, invece, una distanza di 50 metri).
A tal proposito conviene descrivere brevemente la tipologia comune di servizi igienici delle capanne nei villaggi. La toilette è uno spazio esterno alla capanna circondato da una barriera visiva, in genere fatta di canne accostate e legate tra loro. L’interno è poi suddiviso in due zone: una zona detta “douche” in cui ci si lava e si urina, da cui i liquidi di scarico si disperdono sul terreno in superficie; l’altra zona viene utilizzata per defecare ed è in genere costituita da una buca scavata nel terreno con due assi di legno soprastanti per poggiare i piedi. La buca, quando è piena, viene chiusa con del terreno e ne viene aperta un’altra vicina. Da questa descrizione si comprende come il pericolo di inquinamento dei pozzi da parte di deiezioni umane risulta concreto, soprattutto se si considera che essi non sono ben protetti né superficialmente né nell’incavo, e vi è poca distanza tra le toilettes delle case ed i pozzi stessi.

CONCLUSIONI E PROPOSTE
Per quanto concerne le reti acquedottistiche, stante un progetto di grossa portata che dovrebbe cominciare entro un termine non molto lontano, si è pensato che il problema non sia di interesse di ISF.
Per quanto riguarda i pozzi, vi sono molteplici aspetti su cui ISF può essere di aiuto alla popolazione di Nosy Be, con interventi che andrebbero a toccare direttamente i malgasci, piuttosto che gli stranieri, visto che essi attingono acqua solo dai pozzi. Inoltre, l’intervento potrebbe essere importante per cercare di arginare il problema della mortalità infantile di cui si è parlato in precedenza. A tal proposito risulterebbe utile effettuare un’analisi delle acque dei pozzi, soprattutto di tipo batteriologico e, nel caso risultassero inquinati, si potrebbe attuare una clorazione degli stessi, come è pratica comune della FAO in Africa.
Un’idea suggerita dal prof. Francesco Pirozzi (prof. di Ingegneria Sanitaria dell’Università Federico II di Napoli) è quella di attuare comunque una clorazione, stabilendo il dosaggio di cloro necessario tramite la costruzione di un “diagramma di clororichiesta”. In pratica bisogna prendere un campione d’acqua dal pozzo, versare una certa quantità di cloro e determinare il cloro residuo.
Ciò va fatto per quantitativi di cloro crescenti; per dosaggi bassi di cloro, il cloro residuo sarà nullo, ma poi crescerà. Ad un certo punto si vedrà il cloro residuo crescere allo stesso modo del cloro aggiunto, il che significa che tutto il cloro aggiunto rimane nell’acqua come residuo inutilizzato; il dosaggio di cloro, a partire dal quale ciò si verifica, è il dosaggio ottimale di cloro per una clorazione a “break-point”, spiegata su diversi libri di testo. Si potrebbe anche pensare di effettuare una clorazione fino a quando il cloro residuo è nullo (quindi con dosaggi più bassi). In ogni caso, il punto cruciale sta nella determinazione del cloro residuo nell’acqua, cosa che è possibile farsi con un’attrezzatura non troppo sofisticata. Il laboratorio di analisi presente nel dispensario voluto da Manina, è purtroppo soltanto un deposito mancando di macchinari, ed è quindi non utilizzabile.
Un’analisi batteriologica potrebbe far individuare la tipologia di batteri presenti nell’acqua, quindi individuare quelli che attualmente non provocano danni, ma che sono comunque potenzialmente dannosi. Si potrebbe acquistare un kit portatile, tenendo ben presente che nell’isola la corrente elettrica viene a mancare tutte le notti, quindi bisognerebbe sfruttare il generatore che è a casa di Manina se è indispensabile farlo funzionare in continuo.
Un altro intervento importante potrebbe essere quello del rivestimento dell’interno dei pozzi, per arginare le fonti di inquinamento esterne. Durante la permanenza a Nosy Be, il gruppo ha già prospettato tale possibilità a Manina, che si è attivata per effettuarlo a spese della sua associazione.
Sono state quindi trovate due ditte, una a Nosy Be ed una sulla vicina costa del Madagascar, che producono rivestimenti per pozzi in elementi tubolari prefabbricati di cemento. Essi hanno una lunghezza di 1 metro e vanno posti in opera sigillando i giunti con malta cementizia. Per quanto riguarda i costi, per un pozzo di circa 20 metri sono necessari circa 1000 Euro. Si è discussa poi la possibilità di chiudere i pozzi ed utilizzare una pompa manuale per attingere l’acqua. A Nosy Be è stato individuato un fornitore che ha delle pompe manuali di tipo rotativo, ma esse non possono superare 6 metri di profondità di utilizzo. Per pozzi più profondi esistono pompe di tipo diverso, come quelle descritte nelle pagine forniteci dal prof. Pirozzi prima della partenza, da ricercare attraverso una indagine di mercato con criteri di maggiore convenienza economica.

5. RIFIUTI
PREMESSA

La gestione dei rifiuti a Nosy Be è, per quello che si è potuto constatare, molto disorganica e quasi inesistente. In questo prima rilevazione si è cercato di capire lo stato attuale del servizio di gestione, indirettamente, attraverso i racconti di Manina e del tecnico del Comune Monsieur Tsiong, e direttamente, sul luogo.
L’incontro con il tecnico del Comune di Nosy Be, Monsieur Tsiong, è stato importante e per alcuni aspetti inaspettato; è stato prodotto, nel dicembre 2000, uno studio preliminare sulla gestione dei rifiuti solidi urbani di Nosy Be, e in particolare di Helle Ville, il capoluogo (vedi Allegato A).
Nello studio il rifiuto viene caratterizzato attraverso la determinazione di un campione rappresentativo, questo è costituito principalmente da:
• materia organica
• carta
• plastica
• metalli
• tessuti
• vetro
• legno
• altro
La materia organica è quella in maggiore quantità, tra il 63 e il 89 % circa.
Nel caso particolare di Helle Ville, la produzione di rifiuti è stimata nell’ordine di 1,1 kg/ab/d, circa 38.150 kg/d (circa 35.000 ab nel 2000).
I rifiuti prodotti vengono smaltiti dalla popolazione in diversi modi: circa il 30% della popolazione deposita i rifiuti in un cassonetto, un altro 30% li lascia tra le strade, a mare, nei canali, nella natura, il 18% mette i rifiuti in un sacco e aspetta il passaggio del trattore di raccolta, il 3,5% li getta direttamente in discarica, ed il 20% li deposita nei pressi dell’abitazione, in un fosso per fare del compost o per bruciarli.
Per quanto riguarda i rifiuti industriali e ospedalieri, lo studio descrive le diverse modalità di smaltimento e recupero .
In conclusione viene fatto uno studio molto dettagliato sulle diverse alternative per la valorizzazione dei rifiuti solidi, come il compostaggio, il riciclaggio, la riutilizzazione, l’incenerimento, e la discarica controllata, andando anche a ipotizzare diversi scenari possibili per la raccolta e i siti più adatti per la messa in opera di una discarica controllata.


LA GESTIONE DEI RIFIUTI A NOSY BE
Descrizione generale

Verrà analizzata la situazione particolare dei villaggi di Ambatoloaka e Dar er Salam, nei pressi di casa di Manina, tralasciando Helle Ville, centro più grande dell’isola, su cui è stato fatto lo studio precedentemente citato.
I rifiuti sono un po’ ovunque, ai lati delle strade, vicino alle case e non; il problema rifiuti va valutato considerando soprattutto “il punto di vista malgascio”: gli abitanti dei villaggi non considerano il rifiuto come qualcosa di pericoloso per la salute, ma solo come qualcosa di cui disfarsi lasciandolo dove capita. Non sono infastiditi dalla presenza dei rifiuti, né dall’”odore”, o meglio puzza, che si sente nelle zone circostanti; a volte ci sono bambini che giocano al centro di un cumulo di rifiuti o persone che rovistano. C’è anche chi ha saputo in qualche modo riutilizzare i rifiuti, anche se in maniera un po’ atipica e pericolosa: sulla strada da Ambatoloaka a Nosy Be, vicino al mare nella zona delle mangrovie ci sono delle case costruite su palafitte. Con l’alta marea l’acqua entrava in casa, così il proprietario ha pensato di mettere un letto di rifiuti per alzare il livello dell’abitazione.
Ancora, il campo di basket costruito da Manina a Dar er Salam era un ex discarica a cielo aperto, all’epoca dei lavori i rifiuti sono stati tutti portati via; oggi, a dire di Manina, stanno cominciando di nuovo ad accumulare rifiuti nei pressi del campo.
Conferimento
I rifiuti prodotti nei villaggi di Ambatoloaka e Dar er Salam, sembrano costituiti principalmente da materia organica, carta, tessuti e plastica.
La gente dei villaggi consuma riso a colazione, pranzo e cena; i loro rifiuti sono principalmente scarti organici.
La plastica sull’isola è presente da poco; fino a qualche tempo fa le donne usavano per fare la spesa delle borse di rafia, subika, oggi invece utilizzano buste di plastica, che vengono lasciate per strada. E facile trovare anche bottiglie di plastica, anche se in numero minore, visto che vengono continuamente riutilizzate come contenitori per la benzina venduta lungo la strada, per l’acqua e spesso anche dai bambini per costruire macchine e camioncini.
L’unico cassonetto presente nella zona si trova a Dar er Salam, all’incrocio con il bivio strada per Ambatoloaka – mercato. Le sue dimensioni sono di circa 10 mc, con un tempo di riempimento medio stimato in circa 3 giorni.
La maggior parte della popolazione lascia i rifiuti per strada, dove capita, anche vicino alle case.
Al cassonetto arrivano i rifiuti portati da un carretto trainato da uno zebù che passa dove riceve un compenso, es da Manina. Non si è certi se anche i rifiuti del mercato vengano o meno riversati nel cassonetto.
Non ci sono piccoli cassonetti dislocati lungo i villaggi, Manina ha raccontato che prima c’erano, ma venivano continuamente distrutti dai cani che rovistavano per trovare qualcosa da mangiare.
Raccolta
Tutti i rifiuti che si accumulano ai lati delle strade non vengono raccolti.
Il cassonetto grande (verde) viene svuotato 1 volta a settimana, anche se il Sindaco vorrebbe portare la raccolta fino a 3 volte/sett.
Un piccolo camion preleva i rifiuti dal cassonetto; ogni tanto questo camion viene sostituito da un trattore, visti i problemi economici. Lungo la strada una parte dei rifiuti cade durante il trasporto e non viene più raccolta.
Smaltimento
Attualmente l’unico sistema di smaltimento presente è una discarica a cielo aperto ad Ambonara.
A qualche centinaia di metri da un piccolo villaggio si trova la zona dove vengono scaricati i rifiuti dai vari camion che prelevano sia da Helle Ville che negli altri villaggi vicini (anche Ambatoloaka e Dar er Salam).
La zona è ricca di vegetazione, come del resto tutta l’isola; la discarica vera è propria è costituita da una lingua lunga circa 300 m e larga circa 20m.
Sono stati rilevati vari tipi di rifiuto: legno, foglie, plastica, tessuti, carta (poca), metallo (poco).
Periodicamente i rifiuti depositati vengono bruciati, infatti, al momento del sopralluogo, era presente moltissima cenere e poca sostanza organica, consumata dall’incendio.
I fumi di scarico erano chiaramente visibili e la puzza molto forte.
La plastica presente era prevalentemente costituita da sacchetti blu, provenienti probabilmente da attività di turismo (es: Ventaglio) che scaricano lì.

CONCLUSIONI E PROPOSTE
Quello che si è potuto riscontrare stando sul posto, parlando con Manina e con il tecnico comunale, è che il problema rifiuti andrebbe affrontato in maniera concreta, diretta, cominciando a pensare a piccole soluzioni utili per i singoli abitanti dei villaggi.
Di contro il problema locale va di pari passo con quello più generale, poiché nel momento in cui i rifiuti venissero conferiti e raccolti in maniera efficiente, resterebbe comunque da risolvere il problema dello smaltimento finale.
L’attuale sistema di smaltimento che prevede il trasporto dei rifiuti nella discarica a cielo aperto e successivo incenerimento, crea diversi problemi sia all’ambiente che alla popolazione.
La combustione incontrollata produce dei gas tossici all’uomo, pericolosi per gli abitanti dei villaggi vicini; inoltre bisogna aggiungere che una discarica “non controllata” può portare ad un forte inquinamento sia del suolo che delle falde acquifere.
Si è pensato, in una prima istanza, ad un intervento piccolo e concreto: è stato realizzato un cassonetto per il compost monofamiliare, di 1,5 mc; il cassonetto è stato realizzato nel giardino di casa di Manina, ed è un prototipo sperimentale da monitorare nel tempo e in seguito proporre alla popolazione dei villaggi.
Sul posto e dai racconti di Manina si evince che la popolazione è molto individualista, per questo il cassonetto realizzato è di piccole dimensioni, tale da poter essere impiantato vicino alle case.
Inoltre Manina ha proposto di introdurre questi cassonetti vicino ad ogni scuola Tsaiki Tsara dell’isola; l’obiettivo sarebbe quello di educare i bambini a differenziare i rifiuti, mettendo un piccolo cassonetto per la materia organica e un altro per tutto il resto.
Il compost prodotto nei cassonetti monofamiliari potrebbe essere venduto sia agli agricoltori, seppur pochi, di Nosy Be, sia alla Siramà, società che gestisce la produzione di canna da zucchero.
Questa possibile soluzione va di pari passo con le volontà di Manina, che ha da poco creato un corso per agronomi con l’aiuto di un ragazzo che lavora ad Mbanja per delle cooperative di agricoltori, Florian. Sulla “Grande Terre” lo spirito cooperativo è più vivo, e dall’esperienza di Florian, con il quale sono state scambiate diverse pareri tecnici, si ottenengono ottimi risultati.
Il problema rifiuti non viene recepito dalla popolazione di Nosy Be ma solo dalle autorità e dalle persone che sono riuscite a completare dei cicli scolastici, come il Sindaco ed il tecnico comunale, che aspettano i fondi dalla Banca Mondiale per realizzare i nuovi progetti.
E’ importante sottolineare che anche se non è di primaria importanza per gli abitanti dell’isola, il problema esiste e va affrontato; i rifiuti creano inquinamento dell’aria del suolo, e soprattutto dell’acqua attraverso infiltrazioni nel terreno di percolato, che si produce maggiormente durante la stagione delle grandi piogge (da novembre a febbraio). Al momento l’inquinamento delle acque sembra essere la prima causa di mortalità, soprattutto infantile.
Le proposte principali sono mirate verso due fronti: in primo luogo, educare la popolazione alla raccolta dei rifiuti per non disperderli nell’ambiente e creare una coscienza del territorio, e in secondo luogo elaborare ulteriori proposte per un corretto smaltimento della frazione non organica dei rifiuti.

6. DATI RACCOLTI
A)_Presso lo studio tecnico del comune di Nosy Be, è stato possibile consultare diversi studi effettuati sull’isola, ed in particolare sono stati acquisiti i seguenti lavori:
1. Progetto sul miglioramento della rete idrica ( Etude de l’amélioration de l’AEP de Nosy Be; 2005, Ministère de l’Energie et des Mines)
2. Studio sui rifiuti (Gestion des dechetes urbains de Nosy Be, Helle Ville; 2000, Ministère de l’Environnement).

B)_ Presso la stazione meteorologica, situata in un ufficio dell’aeroporto di Nosy Be, è stato possibile raccogliere dei dati meteorologici, fotografando le carte originali manualmente compilate e indicative di temperatura minina e massima, piovosità e nuvolosità giornaliere, raccolte in quadri mensili.

C)_Presso la sede unica dell’FTM in Antanarive è stato possibile acquistare le seguenti carte:
1. Carta turistica di Nosy Be
2. Carta Madagascar
3. Carte tematiche del Madagascar
4. Carta di Nosy Be K-533
Presso la sede del Dipartimento dell’Energia e dei Minerali in Antanarive sono state acquistate inoltre ulteriori carte:
5. Carta idrogeologica di Nosy Be con appendice (scala 1:50000)
6. Carta geologica a colori di Nosy Be con appendice (scala 1:500000)
7. Carta geologica di Nosy Be di colore rosa (scala 1:100000)
8. Carta geologica di Nosy Be a colori (scala 1:200000)
Presso lo studio tecnico del comune di Nosy Be sono state prese inoltre diverse carte digitali.

D)_ Sono stati girati tre filmati della durata singola di circa un’ora e scattate un centinaio di foto, materiale digitale rappresentativo di:
1. Impianto di potabilizzazione
2. Pozzi
3. Toilette pubbliche
4. Cassonetti e discariche

F)_ Questionario proposto a Manina

7. ASPETTI GENERALI
Questionario per Manina:
• Numero di attività turistiche straniere presenti sull’isola
• Hanno dipendenti locali? Qual è la paga media ?qual è il tipo principale di mansione svolta?
• Cercare di scoprire il tipo di attività svolta dai locali e se in qualche modo garantisce una sussistenza

• Esistono attività agricole? Poiché si coltiva la canna da zucchero,l’azienda è malgascia? Qual è il canale di esportazione (questo il sindaco o qualcuno dell’ufficio imposte-se esiste- dovrebbe sapertelo dire
• Dalla lettera ricevuta insieme al dvd pare di capire che non esistono cooperative,ma è possibile che non ci sia nessuna forma di aggregazione? Comitati?cerca di scoprirlo sarebbe un buon punto di partenza
• Per quanto riguarda l’artigianato locale si potrebbe pensare ad attivare un canale con il commercio equo,ma sarebbe necessario avere dei “campioni” eventualmente una descrizione del tipo di lavorazione,materiale foto/video…una buona storia da raccontare….
• Presso il comune informarsi del tipo di progetti finanziati dall’onu ed attivi di cui reperire la relativa documentazione,sembra inoltre che sia stato attivato un canale di palermo a nosy be…assicuratene
• Informarsi inoltre delle assunzioni statali presenti sull’isola per capire il “peso” dello stato rispetto al privato…straniero
• Poiché ci sono altre ong,prendi contatto con loro e vedi cose e se fanno qualcosa…procurati il materiale se puoi
• Si potrebbe pensare ad un ufficio del turismo locale è importante sapere se ci sono le competenze necessarie…
• Il comune ha redatto un bilancio? È un documento pubblico dovresti poterlo avere senza problemi…
• C’è un istituto di ricerca,cosa fa?
• Più di tutto…recupera un sacco di contatti…
• Ricordati di chiedere come e dove smaltiscono i rifiuti gli alberghi,la loro disponibilità ad un approccio comune di gestione
• Informati come hanno l’elettricità…da dove arriva
• Il comune ha una mappa delle acque? Perché non si trova un accordo “istituzionale” con il privato che gestisce l’acqua ?
• Che tipo di turismo c’è?
• Il fenomeno della prostituzione è anche minorile?
• Qual è lo sbocco che hanno i bambini di manina che hanno completato il primo ciclo di scuola?
• Come reperisce i fondi il comune?dai privati?in che forma?(tassa,tangente,mazzetta?)
Forse alcune domande contengono in se una triste risposta…e sono un po’ retoriche….ma è meglio che ce ne accertiamo

RISPOSTE AL QUESTIONARIO DI MANINA
1) Le attività turistiche presenti sull’isola sono per la maggior parte straniere e sono disposte lungo la costa occidentale.
2) I dipendenti sono anche locali, assumono mansioni di camerieri o cuochi con paghe che arrivano al massimo a 24€ mensili(250000Fmg) mentre sono leggermente più alte per il Ventaclub (30€)
3) Le attività locali non garantiscono alcuna sussistenza.
4) Le attività agricole sono quelle della SIRAMA per la maggior parte, che è semipubblica e sta fallendo. Altre stanno sorgendo. L’unico canale di esportazione dei prodotti locali è quello gestito dai francesi della Crevetterie per l’esportazione dei gamberetti surgelati.
5) Le cooperative non esistono nella forma a noi nota. Del tipo a noi familiare sono presenti ad Ambanja sulla Grande Terre, ma a Nosy Be vi è la cooperativa delle donne, c’è la FEM (che riunisce le squadre di football), ma non riuniscono persone che lavorano insieme, sono piuttosto alla stregua dei circoli ricreativi. Vi erano delle associazione per le escursioni e per la pesca ma a seguito di litigi interni si sono abolite.
6) L’unico canale di commercio equo e solidale esistente parte da Antanarive ed è gestito dall’episcopato (RAVINALA), vi è inoltre Macondo gestito dalle suore di Messina.
7) Si vi sono dei progetti documentati separatamente.
8) Come esempi di assunzioni nel pubblico riportiamo la Gendarmerie (polizia) che guadagna 40€, il sindaco ne guadagna 100€ e il corpo docenti 24€ o 29€ a seconda che sia di scuola elementare o superiore .
9) Non è stato recuperato il contatto con altre ONG
10) Il turismo locale è gestito dal Vacilla Hotel che riunisce i rappresentanti delle hotellerie.
11) Il bilancio non è stato recuperato
12) L’unico istituto di ricerca è la ONR che fa capo al museo marino, ma non dovrebbe essere molto competente.
13) Contatti in allegato
14) Glia alberghi scaricano ad Ambonara
15) L’elettricità arriva dalla JIRAMA con una fornitura interrotta dalle 24 alle 6 del mattino
16) Il comune possiede una mappa delle acque. Non si sa perché non si trova un accordo istituzionale con la JIRAMA
17) Il turismo è prettamente sessuale. Al Ventaclub vi è l’unico turismo di tipo familiare.
18) Si (13-14 anni)
19) I bambini che terminano la maternelle possono proseguire la scuola con le primarie e le secondarie o direzionarsi verso il corso di agronomo che si sta istituendo.
20) Le tasse sono molto poche. Vi è la tassa di proprietà di un terreno. Il resto, data la forma governativa centralizzata, proviene dalla capitale Antanarive. Forme illegali di sovvenzionamento sono inesistenti.

Ultimo aggiornamento ( sabato 03 aprile 2010 )
 
< Prec.   Pros. >
 
 
Powered by Joomla | Hosted by tophost
© 2010 ISF - Napoli (C.F. 95055830632)