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un mondo diverso da progettare, un modo diverso di progettare...

Progetto Goma - R.D. Congo PDF Stampa E-mail
Scritto da isfnapoli   

piantina del congo La Repubblica Democratica del Congo è teatro di guerre terribili e dimenticate. in 5 anni ci sono stati 3,3 milioni di morti di cui non si parla quasi mai. Migliaia di bambini, tra 20.000 e 30.000 secondo le ultime stime, arruolati a forza come soldati: dalla guerriglia "ufficiale" antigovernativa del RDC, Rassemblement congolaise pour la Democratie, o dai Mai-Mai, guerrieri tribali che combattevano contro tutti e ora spesso sono solo banditi, e che costringono gli adepti a riti sanguinari, o dalle varie guerriglie dai nomi fantasiosi che devastano dal 1998 questo bellissimo lembo di terra africana. Dietro la guerra, come quasi sempre, ci sono le ricchezze del Congo: diamanti, coltan, rame, oro, caffè.. Anche quando i combattimenti cessano per una delle tante tregue o paci instabili, i bambini soldato, come tutti gli altri militari, di qualunque fazione, tutti non pagati, si procurano la sopravvivenza col mitra depredando i contadini. Le alternative del resto sono poche, in un paese dove la mortalità infantile aumenta ogni anno, la scuola è una realtà per pochi e anche gli aiuti internazionali scarseggiano.
I progetti che andremo a realizzare sono localizzati tutti nel centro Don Bosco di Goma, capitale della regione Nord Kivu, est della Repubblica Democratica del Congo.
Goma non ha solo vissuto una tragica guerra, ma ha anche subito una catastrofe naturale. Il 17 gennaio 2002 migliaia di persone hanno abbandonato Goma dopo l'eruzione del Monte Nyiragongo. Un fiume di lava si è diretto verso il centro della città, per poi finire nel lago Kivu, sulle cui sponde si trova la città di Goma. Decine di migliaia di persone sono fuggite verso Gisenyi, in Ruanda, mentre altre si sono dirette verso Sake, nella zona occidentale di Goma. Alcune case e alcuni uffici sono stati saccheggiati. Questo disastro si aggiunge agli altri problemi umanitari che la popolazione della Repubblica Democratica del Congo (RDC) si trova a dover affrontare da molti anni: fame, profughi, assenza di cure mediche ed epidemie.

Centro Don Bosco Nangi

Il nostro referente a Goma è il Centro Salesiano “Don Bosco Ngangi”, il quale, presente sul territorio dal 1988, fa capo alla Congregazione dei Salesiani di Don Bosco presenti in tutto il mondo e dediti all’educazione dei giovani ed in particolare dei giovani in difficoltà.

Situato nella zona del vulcano Nyragongo a 5 km dal centro di Goma, la missione lavora per offrire a bambini ed a giovani, che vivono in strada o comunque in situazioni umanamente degradanti (bambini soldato, orfani, rifugiati), una formazione educativa e professionale, attraverso scuole e laboratori di formazione, nonché un posto dove poter dormire ed essere curati.

Inoltre, il personale del centro ha consolidato una grande esperienza soprattutto nelle attività di prima accoglienza, di riunificazione familiare, di reinserimento sociale, di formazione scolastica ed apprendimento di un mestiere.

bambino seduto a terra

IL PROGETTO IN BREVE: COME NASCE E COSA PREVEDE

Nel settembre del 2004, di ritorno da un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo, uno, studente di ingegneria informatica presso il Politecnico di Napoli e membro attivo di “Ingegneria Senza Frontiere-Napoli”, si è fatto portavoce delle esigenze del Centro Don Bosco Ngangi il quale manifesta una serie di richieste prioritarie che vanno dalla costruzione di abitazioni più relative infrastrutture da assegnare alle famiglie, finalmente ricongiunte, dei bambini soldato o comunque a famiglie che vivono in gravi situazioni di indigenza, all'informatizzazione della missione per organizzare corsi di formazione per le donne, dalla costruzione di un piccolo inceneritore a servizio della missione al rifacimento della rete idrica con l'inserimento di un potabilizzatore a servizio della gente assistita dalla missione.

Stato del progetto ISF-Don Bosco Ngangi

Si riporta un breve resoconto del viaggio effettuato dal 7/03 al 31/03 a Goma nella R.D. Del Congo e sullo stato del progetto a valle del sopralluogo.

Aula informatica e internet

Nel centro sono arrivati 20 computer nel mese di Agosto del 2004, sono tutti provvisti di monitor LCD. Vi sono inoltre 2 switch ethernet da 16 entrate e 2 stabilizzatori/gruppi di continuità. I computer sono nuovi e di ottima qualità, su tutti è installato Windows XP tranne per il server sul quale è installato win 2000 server. L'idea di Padre Mario Perez, direttore del centro, è quella di creare un' aula informatica ,che è attualmente in costruzione nella parte superiore del centro, nella quale fornire accesso ad internet per tutto il centro e in futuro per tutto il quartiere. Sarà poi possibile cercare di formare una classe per l'apprendimento elementare del uso del computer. Attualmente i ragazzi presenti nel centro non superano il livello di scuola primaria, equivalente alle nostre elementari, e a detta di P.Mario non sono bambini ancora pronti per quest'attività; tuttavia il corso potrebbe essere rivolto ai ragazzi della scuola professionale di falegnameria e cucito. Inoltre possiamo fornire con l'aula una piccola biblioteca multimediale dalla quale attingere materiale didattico per la formazione. Per portare Internet nel centro sarà necessario installare un'antenna satellitare con tecnologia VSAT e finanziare l'abbonamento per almeno 2 anni. Il costo è da definire, in media l'attrezzatura dovrebbe costare sui 2000€ e l'abbonamento sui 90€ al mese. L' installazione prevederà un periodo di formazione da parte di qualcuno di ISF e la conseguente messa in opera dell'impianto a Goma, inoltre si dovrà formare qualcuno che si occupi del funzionamento in loco. Per finire abbiamo montato un computer nell'infermeria con un semplice sistema di gestione del magazzino fatto con foglio elettronico. Per ora vista la situazione sembra davvero improponibile un approccio all'open source. Abbiamo realizzato inoltre un sito web del centro in 6 lingue tra le quali anche lo swaili, al più presto sarà messo in rete.

Lavoro di Tesi, progetto “telerilevamento in paesi in via di sviluppo”.

Per quanto riguarda il progetto TLR abbiamo raccolto una notevole quantità di informazioni.
Le principali fonti sono state:

• OCHA l'agenzia per l'informazione sul territorio delle Nazioni Unite. Ci ha fornito alcune mappe di Goma e del Nord Kivu. Informazioni sullo stato generale del territorio, popolazione, indici su malattie e statistiche sui rifugiati. Inoltre la sezione GIS dell ONU ci ha spedito un'immagine satellitare della zona, che però arriverà a Goma quando noi saremo già partiti, cercheremo di recuperarla in seguito.

• OVG observatoire vulcanologique de Goma. Il direttore Jacques Durieux si è mostrato molto disponibile per un possibile lavoro sul vulcano Nyragongo, ci ha messo in contatto con Mike Poland che lavora alle Hawai con immagini Nasa e Esa. Abbiamo avuto modo di accompagnare i vulcanologi durante le attività di misurazione dei movimenti della frattura presente lungo il fianco sud orientale del vulcano,spaccatura che arriva fino al lago attraversando la città. Inoltre abbiamo raccolto informazioni sulla distribuzione dell'acqua, dell' energia elettrica e della situazione urbana in città dopo l'eruzione dell 2001. Abbiamo ricavato 3 mappe integrando una cartografia fornita da OCHA, una cartografia belga fornita dal centro e un'immagine SRTM della Nasa.

vedi mappe

L'acqua del centro

Il sistema idrico del centro è un po' complesso: una parte dell'acqua proviene dal lago tramite un'auto cisterna,un 'altra parte proviene dalla raccolta dell'acqua piovana e infine c'è dell'acqua che viene dalla vicina località di Shasha ,dove il centro ha una coltivazione di banane per i bambini. L'acqua viene conservata in 3 grandi cisterne dove poi passa ad una pompa che aggiunge cloro e la distribuisce all'internato dove vivono i ragazzi e agli altri edifici del centro. Abbiamo effettuato delle analisi con un kit arrivato in container dall'Italia durante il nostro soggiorno.Le analisi, a causa della nostra non adatta preparazione, sono un po' approssiamate, ma abbiamo le analisi forniteci dall'osservatorio vulcanologico che sono molto accurate. Entrambi sono allegate a questo documento. Il potabilizzatore pagato dal Vis è sistemato in un deposito in attesa di essere montato dai tecnici italiani, abbiamo raccolto tutte le sue caratteristiche insieme ad alcune foto. L'acqua di Shasha è molto buona e viene usata nella comunità dei religiosi dopo essere stata bollita e filtrata. L'idea futura è quella di collegare tutto il centro con l'acqua purificata dal potabilizzatore in maniera da uniformarne la distribuzione e la qualità, in quanto in alcuni edifici i ragazzi fanno uso dell'acqua piovana senza nessun trattamento.

L'inceneritore

I lavori e la progettazione dell'inceneritore sono affidati a Nestor, l'ingegnere del centro. Il progetto iniziale prevedeva l'incenerimento sia di rifiuti organici che di tutti gli altri. Insieme ad un architetto inglese, Nick Readett, ( nel centro per aiutare nella costruzione delle case per i sinistrati ) abbiamo modificato il progetto prevedendo la produzione di compost per i rifiuti organici e l'incenerimento per il resto. Di conseguenza la dimensione della costruzione si è notevolmente ridotta e così la futura produzione di ceneri inquinanti. Inoltre Nick ha calcolato in maniera precisa dimensione e altezza della canna fumaria per ottenere una massima resa.

Le case

Le nuove case che il centro costruirà saranno dotate di un sistema di raccolta dell'acqua piovana molto semplice, dotato di una cisterna. Abbiamo finanziato le prime due installazioni. Attualmente il centro possiede i soldi per finanziare almeno 20 case e P. Mario ci ha chiesto esplicitamente di finanziare l'installazione di questi sistemi di raccolta, il loro costo è di 180$. Potremmo quindi spostare l'attenzione su questa istanza. Inoltre Nick di cui sopra ha effettuato delle modifiche interessanti alle case munendole di piccole fondamenta e di una migliore organizzazione dello spazio. Sarebbe possibile in futuro apportare altre modifiche da parte del gruppo architetti di ISF.

Progetto acqua del centro Don Bosco Ngangi
Fase II

piantina centro Nel periodo dal 23 Ottobre al 13 Novembre c’è stato un ulteriore sopralluogo nel Centro Don Bosco Ngangi a Goma da parte di ISF-Napoli, specifico per quanto riguarda la prosecuzione del progetto di potabilizzazione del centro.
Questa esperienza è servita per analizzare a fondo la reale situazione della distribuzione dell’acqua nel centro ed organizzare tutti i lavori preparativi all’installazione conclusiva dell’impianto di potabilizzazione stesso che è avvenuta poi nel mese di dicembre da parte dei tecnici italiani che hanno curato tutto il progetto.


nuovo impianto pompe La prima fase del lavoro è consistita nell’analisi accurata dello stato delle cose, soprattutto per rilevare, elaborare ed in seguito comunicare ai diretti responsabili, tutte le modifiche che sono avvenute nell’impianto idrico del centro, dal momento del primo sopralluogo avvenuto più di un anno fa, da parte dei tecnici italiani, in cooperazione col VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo). In considerazione del fatto che il centro è in continua espansione e vi sono cambiamenti continui nell’edilizia e nell’utilizzo dei locali esistenti.


vecchio impinato pompe Tale lavoro è stato necessario per la scelta e l’individuazione del posto più appropriato in cui installare l’impianto di potabilizzazione, tenendo in conto anche dei possibili sviluppi futuri. Contemporaneamente si è dovuto anche tenere in considerazione della necessità di trovare una soluzione da poter realizzare nel più breve tempo possibile e nel modo più semplice che permettesse il collegamento del nuovo impianto al sistema di distribuzione già esistente senza la necessità di radicali modifiche del preesistente in modo anche di permettere all’equipe di montaggio dell’impianto di potabilizzazione, che è seguita, di poter tranquillamente operare nei modi e tempi stabiliti.
A tale scopo, sono state recuperate e realizzate planimetrie accurate del centro stesso in cui si è cercato di riportare la situazione reale, per quanto è stato possibile, in considerazione del fatto che non esistono documenti che riportano i lavori fatti e praticamente si è dovuto operare con riscontri a vista, per quanto possibile, altrimenti a “memoria d’uomo”.

pezzi per l'impianto In seguito si è redatto il progetto di costruzione del vano che sarebbe stato adibito a contenere l’impianto di potabilizzazione per proteggerlo dagli agenti atmosferici e per evitare l’ingresso di personale non addetto. Quindi si sono avviati i lavori effettivi di edilizia.
Contemporaneamente si sono eseguite tutta una serie di modifiche all’impianto di distribuzione dell’acqua, in modo da permettere la completa automatizzazione della gestione della distribuzione e potabilizzazione dell’acqua, sfruttando quindi appieno le potenzialità dell’impianto stesso.
Anche in questo caso si è cercata la soluzione meno invasiva e più immediata, per assicurare un’immediato utilizzo del nuovo impianto, dopo aver realizzato che una ripianificazione di tutto l’impianto di distribuzione dell’acqua, con un’ingente mole di lavoro, avrebbe comportato un alto rischio di mancata realizzazione degli obbiettivi posti. Quindi si è privilegiato l’obiettivo dell’immediatezza dei risultati associato ad un buon funzionamento dell’impianto; rimandando ad altri tempi la realizzazione di un impianto ottimale.
Poi si è eseguito un approfondito lavoro di controllo del materiale sopraggiunto nel centro, per assicurarsi che non mancasse nulla e contemporaneamente si è valutato se il materiale inviato fosse sufficiente alla messa in funzione dell’impianto stesso o se fossero necessarie delle integrazioni rispetto ai progetti iniziali.
In fine, a seguito di una profonda analisi dei vari utilizzi dell’acqua, si sono elaborate varie proposte di modifica dei progetti originari e dello schema di funzionamento dell’impianto di potabilizzazione stesso, in modo da assicurare un utilizzo più cosciente e rispettoso del valore (che soprattutto in quel posto) ha l’acqua potabile. Si è sconsigliato in tutti i modi di eseguire una potabilizzazione generalizzata di tutta l’acqua, dato che una buona parte viene utilizzata per scopi diversi dal bere (vedi: lavare, servizi igienici, cucinare…).

sito degli impianti Si è perfettamente coscienti che per ottenere tale obiettivo, è necessario una profonda azione culturale che porti alla presa di coscienza del valore dell’acqua e ad un corretto utilizzo delle varie qualità esistenti, per non sacrificare un bene prezioso all’ignoranza che ha portato a formulare i pregressi obiettivi, del tipo: L'idea futura è quella di collegare tutto il centro con l'acqua purificata dal potabilizzatore in maniera da uniformarne la distribuzione e la qualità, in quanto in alcuni edifici i ragazzi fanno uso dell'acqua piovana senza nessun trattamento.

Ultimo aggiornamento ( martedì 27 marzo 2007 )
 
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