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PROGETTO
AMBANJA-MADAGASCAR
La
città di Ambanja è situata nella valle del Sambirano,
a nord est del Madagascar (circa 500km a nord di Antananarivo). Questa regione è
attraversata dal fiume Sambirano, che nasce dal monte Tsaratanana e sfocia
nella baia di Ampasindava.
Con circa 30.000 abitanti,
per lo più contadini, Ambanja è una delle potenze agricole del Madagascar. La
produzione annua di cacao in Madagascar (circa 5000 tonnellate), deriva, infatti, quasi
interamente da Ambanja. Questa fertile terra è altresì ricca di mogano (il Madagascar è tra i
principali esportatori di mogano ed Ambanja ne è il principale produttore), vaniglia, pepe, cannella,
anacardi, caffè, the, ginger, chilli e chiodi di garofano. Le foreste
lussureggianti di Ambanja sono inoltre ricche di gustosi frutti tra cui banana, mango, cassava, patate dolci e frutto
del pane.
Parte della popolazione si dedica inoltre alla pesca, mediante
l’utilizzo di primitive canoe, principalmente per il proprio fabbisogno e in
misura ridotta per la vendita. Questa, assieme a quella dei prodotti agricoli, si tiene in un
grande mercato che serve l’intero distretto.
In questo contesto, si inserisce l’ADAPS, cooperativa di
agricoltori, che si propone lo sviluppo dell’agricoltura nella valle del
Sambirano. Dei 23 comuni che formano il distretto del Sambirano, già 15 si sono
organizzati in cooperative e appoggiano l’ADAPS il cui obiettivo è sia di
proteggere l’ambiente che di migliorare la qualità dei raccolti. Attraverso lo
sviluppo di un commercio solidale, soprattutto con il cacao, gli agricoltori
del nord-est del Madagascar, potrebbero davvero avere una opportunità di
sviluppo.
Il
progetto nasce in seguito alla richiesta pervenutaci dal dottor Noviasy
Florian, agronomo e presidente dell’ADAPS, che intende collaborare con la
nostra associazione per trovare soluzioni tecniche atte a migliorare la
condizione igienico-sanitaria della città di Ambanja.
La
nostra attenzione si è focalizzata sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani
(RSU) del mercato con particolare attenzione alla frazione organica (FORSU)
poichè da analisi merceologia risulta essere circa l’80% dell’intero rifiuto,
quindi, gestire la FORSU, significa risolvere quasi totalmente il
problema. Inoltre, la sostanza organica (SO) nel suo processo di decomposizione
diventa fonte di inquinamento per le acque di falda e superficiali e bacino di
proliferazione di insetti vettori di malattie come la malaria.
Attualmente
il rifiuto non viene gestito in alcun modo se non raccolto in discariche
abusive e periodicamente bruciato. Questa pratica, comune in queste zone del
mondo, è dannosa all’ambiente e spreco di potenziali fonti di energia utili per
uno sviluppo sostenibile ed indipendente.
Si
è pensato, quindi, non solo di risolvere il problema, ma anche di ottenere da
esso dei vantaggi: la trasformazione della FORSU mediante processi aerobici e
anaerobici permette di produrre compost e biogas, entrambi energicamente
importanti per il paese.
Il
compostaggio ci permettere di
trattare notevoli quantitativi di FORSU trasformandola, con tecniche semplici,
in un terreno ricco di nutrienti e
dunque ottimo come ammendante. È una tecnica ampiamente utilizzata nei paesi a
sud del mondo e già adottata sugli
scarti dell’agricoltura dal dott. Noviasy.
Dalle
analisi merceologiche risulta che la presenza di metalli e plastiche, inibenti
il processo, è estremamente ridotta; questo permette di prelevare facilmente
FORSU “pura” dalla quale ottenere, presumibilmente, un buon risultato anche con
mezzi semplici e poca manodopera.
Se
di buona qualità, il compost ottenuto potrebbe essere venduto come ammendante
alle numerose aziende agricole di caffè e canna da zucchero locali; creando al
contempo benessere economico e
risolvendo
il problema dei rifiuti. In previsione di una discarica controllata si può
pensare di utilizzare il compost come materiale di ricoprimento del rifiuto da
discarica; può essere sversato nelle campagne
e sui versanti prevenendo fenomeni di
erosione, incrementando la fertilità biologica dei suoli resi sempre più
sterili dal disboscamento incontrollato.
L’altra
applicazione della FORSU è la produzione di biogas: mediante il controllo della decomposizione anaerobica della
SO si riesce ad ottenere un gas composto in prevalenza da metano combustibile
che può, con opportune macchine, produrre energia elettrica
La
difficoltà nell’erogazione costante di energia elettrica rende il biogas una
applicazione utile per colmare quei picchi di richieste che la rete locale non
riesce a sostenere; inoltre il prodotto di scarto della produzione di biogas è
compost.
Si
pensa di adottare tale tecnologia dapprincipio in piccola scala creando
impianti che possano soddisfare l’esigenza di piccole realtà locali (aziende
agricole, allevamenti) per renderle così autonome ed alleggerire la rete
locale.
Affinchè
tali obiettivi vengano raggiunti nel migliore dei modi, si stanno svolgendo,
presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e l’ Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con l’ENEA,
più tesi di laurea.
Tre
di queste, nel Dipartimento di Ingegneria Sanitaria Ambientale dell’Università
di Napoli, si stanno occupando del ciclo integrato del rifiuto prodotto ad
Ambanja con particolare attenzione alla frazione organica e alla sua
trasformazione in compost e biogas. L’obiettivo di tale ricerca è quello di
individuare il miglior processo di produzione di compost e biogas, non solo in
termini di qualità del prodotto finale, ma anche in termini di tempo, lavoro e
tecnologie richieste
Ricecra compost presso il laboratorio del Dip. Ing.
Sanitaria Ambientale
Sono stati realizzati 6 cassonetti in legno (dim: 75x75x100
cm con un volume di 0,5 m3 ), materiale facilmente reperibile ad Ambanja. Per
favorire la circolazione di aria
all’interno del cassonetto, si è lasciata un’intercapedine di 1,5cm fra le
assi, e sono stati realizzati dei fori sul fondo. Per la raccolta del percolato
da analizzare è stato realizzato un semplice sistema di raccolta dal fondo.
All’interno
di ognun cassonetto è stato introdotto un quantitativo di FORSU di circa 100 kg così composta:
1.
38%
Foglie verdi
2.
18,6%
patate
3.
10,8%
cipolle
4.
10,8%
pomodori
5.
8,7%
banane
6.
5,4%
ananas
7.
7,6%
mango
Controllando
parametri ritenuti rilevanti per il caso di Ambanja, si è valutato l’evolvere
del processo al variare delle soluzioni tecniche adottate .
Per
ognuno dei cassonetti è stato preso in considerazione un parametro e l’effetto
che esso ha sul processo.
In
cinque dei sei cassonetti è stata introdotta la matrice tal quale, nel sesto
cassonetto (indicato con il numero 1) la matrice, preventivamente
caratterizzata, è stata corretta nel contenuto di umidità,
aggiungendo
un quantitativo di paglia (facilmente reperibile in loco) determinato mediante
un bilancio di massa a partire dal valore ottimale di umidità.
In
tutti i cassonetti è stata periodicamente misurata la temperatura della
biomassa e per i cassonetti 1 e 2, si è provveduto a rivoltamenti quando la
temperatura superava un valore soglia. Per i cassonetti 3, 4, 5, 6 non sono
stati previsti rivoltamenti. La scelta di non rivoltare è legata alla necessità
di simulare il processo in condizioni di intervento minimo. In assenza di rivoltamento
il rischio di anaerobiosi è maggiore, per favorire la circolazione d’aria, la
matrice del cassonetto 3 è stata additivata con pezzi di legno (agenti di
supporto) di opportune dimensioni. I cassonetti 4, 5, 6, sono stati riempiti
con quantitativi differenti di FORSU sì da simulare differenti stati di
riempimento del cassonetto e determinare il numero di utenti da poter servire
con un cassonetto.
Le analisi
Nei
laboratori del dipartimento vengono svolte le seguenti analisi:
- Analisi
sulla sostanza organica in ingresso da compostare:
- Densità
apparente
- Umidità
- pH
- conducibilità
elettrica (indice della compatibilità del compost per l’impiego in
agricoltura)
- Indice
respirometrico
- Analisi
durante il processo di compostaggio
- Temperatura
- Umidità
- pH
- Rapporto
Carbonio Azoto (C/N)
- Porosità,
struttura, dimensione particelle del substrato
- Test
statistico-olfattivi per la valutazione dell’emanazione di odori molesti
- Indice
respirometrico
- Analisi
sulla qualità del compost finale
- Stabilità
biologica (SOUR TEST)
- Parametri
agronomici di base (Umidità, pH, salinità, S.O., potasiso (K), fosforo
(P), azoto (N), indice di germinazione)
- Parametri
agronomici specifici (caratteristiche fisiche)
Dalle
analisi effettuate sulla matrice in ingresso è emersa la necessità di
pretrattare la matrice da compostare al fine di migliorarne le caratteristiche
per ottenere un ammendante di buona qualità-
TEST DI BIOMETANAZIONE
Scopo della ricerca è quello di valutare la potenziale produzione di metano
proveniente da trattamenti anaerobici della FORSU di Ambanja. La percentuale di
metano nel biogas varia a seconda del tipo di sostanza organica digerita e
delle condizioni di processo, da un minimo del 50% fino all’80% circa.
È
stata valutata la produzione di biogas e di metano di un processo di digestione
anaerobica in modalità batch.
All’interno
di una bottiglia Schott del volume di 1000 cc è stata introdotta una miscela di
:
·
FORSU
·
Inoculo
·
Soluzione
tampone
·
Acqua
in
quantità tali che: il rapporto tra FORSU e inoculo in termini di VS sia di 1:1;
la soluzione tampone (Na2CO3) porti la miscela ad un pH tale che, durante il
processo, esso vari fra 6 e 9,25 (intervallo ottimale per il processo);
acqua fino a portare il volume della
miscela a 500 cc.
Affinché
il processo avvenga in condizioni anaerobiche, la bottiglia è chiusa
ermeticamente mediante un tappo forato dotato di disco in silicone dello
spessore di 5mm; il prelievo del biogas avviene mediante attrezzatura da flebo
(ago e tubicino in lattice), inserita attraverso il disco di silicone.
La
misura del biogas e del metano prodotti avviene in maniera indiretta. Il
tubicino in silicone che raccoglie il biogas viene collegato, mediante ago, ad
una seconda bottiglia Schott (dotata di un
tappo
uguale a quello della prima), capovolta e sorretta mediante supporti,
contenente una soluzione opportuna. L’ingresso del biogas provoca una
sovrapressione che induce la fuoriuscita della soluzione dalla bottiglia
attraverso una ago a farfalla. La soluzione fuoriuscita verrà raccolta in un cilindro tarato; la periodica lettura del
volume di soluzione, fornisce la misura del volume di gas.
La
soluzione utilizzata per la misura del biogas è una soluzione acida con pH 4
per evitare ogni tipo di dissoluzione di gas; per la misurazione di metano si
utilizza una soluzione basica (soda al 2%) al fine di solubilizzare la CO2 del biogas. Per ottenere i due dati
bisogna utilizzare due campioni identici, preparati come sopra descritto, e
misurare in uno il volume di biogas, nell’altro quello di metano. Il campione viene
posizionato all’interno di un bagno termostatato e portato ad una temperatura
di 35
°C; agitazioni giornaliere riducono la
sedimentazione.
Il
dato misurato rappresenta la produzione di biogas o metano prodotto dalla
miscela FORSU + inoculo. Al fine di determinare i dati relativi alla sola FORSU
è necessario condurre una prova sul solo inoculo (bianco) con le stesse
modalità sopra descritte.
Dopo
circa 20 giorni i valori misurati, plottati su opportuni grafici, dovrebbero
seguire andamenti simili a quelli di seguito riportati:
Sottraendo al grafico “FORSU + bianco” il
grafico del bianco, si ottiene il grafico relativo alla sola FORSU :
La prova si riterrà conclusa quando i
grafici del bianco e della miscela saranno paralleli nel loro tratto finale,
ovvero, quando nel grafico della sola FORSU
si raggiungerà un plateau.
Al
termine di questa prima fase di ricerca, sono state avviate ulteriori prove con
la stessa metodologia sopra descritta, ma introducendo nelle bottiglie solo
FORSU e liquame da fossa settica. In tal modo si valuterà l’effettivo processo
di degradazione anaerobica, riproducendo le più verosimili condizioni di
progetto. Si preferisce sostituire all’acqua il liquame per più motivi: ridurre
l’inquinamento della falda dovuto alla dispersione nel terreno del liquame
proveniente dalle numerose latrine pubbliche; limitare il consumo di acqua;
favorire la produzione di metano grazie all’apporto di nutrienti dal liquame.
Se
la composizione del biogas presenterà un contenuto di metano superiore al 65%,
sarà possibile pensare di produrre
energia; è questo l’argomento di ulteriori tesi di Laurea che si stanno svolgendo in
collaborazione con l’ENEA di Roma. L’obiettivo è quello di individuare la
tecnologia più appropriata per la produzione di energia nel contesto locale,
attraverso un’indagine sia tecnica che economica.
Ricerca su impianti di
biogas e macchine per la produzione di energia
1)
Analisi e progettazione del sistema di digestione delle biomasse e conseguente
produzione di biogas.
Il
primo passo da compiere nell’ottica di impiantare un sistema di produzione di
biogas consiste nel catalogare le biomasse di partenza, valutarne la
composizione, le caratteristiche generali e le quantità, per poi valutare la
tecnologia più adatta per attuare il processo di digestione.
Noti
tali dati, è dunque necessario effettuare una approfondita analisi sui diversi
digestori esistenti e sulle proprietà in grado di caratterizzare il processo
biologico, per poi operare una corretta progettazione del sistema occorrente.
Tale
progettazione dovrà tenere conto, tra le altre cose di:
- scelta
della tipologia di digestore ( continuo, discontinuo)
- numero
di digestori
- dimensioni
- influenza
della temperatura
- opportunità
di dotare il sistema di un impianto di riscaldamento della biomassa
tramite lo sfruttamento dei raggi solari
- eventuali
pretrattamenti della biomassa
- materiali
e tecnologia di costruzione e di funzionamento
- sistema
di tenuta gas, accumulo e captazione
Scelto
e caratterizzato tale sistema di digestione diventa sensato fare riferimento a
sperimentate procedure di calcolo per la valutazione della quantità e delle
caratteristiche del biogas a seconda delle condizioni ambientali, ricavando così
una stima della capacità produttiva dell’impianto su base annuale.
2)
Applicazioni del biogas per la produzione di energia
Note
le caratteristiche e le quantità del biogas prodotto è necessario svolgere un
studio di fattibilità delle possibili tecnologie atte alla produzione di
energia.
A
tal proposito è utile compiere un’indagine preliminare sulle effettive
necessità energetiche del posto, per poi operare una scelta sul possibile
utilizzo (produzione di sola energia elettrica, cogenerazione, ecc).
Una
volta stabilito come utilizzare tale biogas occorre valutare accuratamente e
scegliere una tra le tecnologie disponibili (possibilmente di basso costo e
facile gestione) da impiantare sul posto.
Tra
le possibili soluzioni si potrà focalizzare l’attenzione in particolare su
sistemi basati su turbine a gas o motori a combustione interna opportunamente
modificati, previa verifica sperimentale di un corretto funzionamento nelle
condizioni operative richieste.
Operata
tale scelta bisognerà completare la progettazione dell’impianto con i vari
sistemi di sicurezza, di filtraggio,di eventuale stoccaggio del biogas in
eccesso
Dopo
questa prima fase di ricerca (FASE A),
ormai giunta al termine, si passerà al secondo step (FASE B) in cui si adatteranno i risultati di laboratorio alla
realtà di Ambanja per la progettazione e la successiva realizzazione degli
impianti
Consci
dell’importanza di una sensibilizzazione
degli abitanti al problema, il progetto prevede l’indispensabile educazione
dei bimbi malgasci sì da creare nei futuri abitanti una coscienza radicata. A
tal proposito si prevede, nei pressi delle scuole della città, la realizzazione
di un cassonetto per la produzione di compost e parallelamente di tenere un
certo numero di lezioni ai bambini per fargli capire l’importanza di una
corretta gestione del rifiuto; la formazione
non dovrà essere fatta solo ai bambini, ma anche agli insegnanti in modo da far
sì che l’insegnamento possa continuare nel tempo. Il compost prodotto potrebbe
essere utilizzato come ammendante per un piccolo orto da realizzare nei pressi
della scuola, ciò renderebbe palese l’utilità del compost.
Considerate
le precarie condizioni igienico-sanitarie di Ambanja è prevista la
distribuzione nelle scuole di poster e opuscoli divulgativi (in lingua francese
e malgascia) su semplici norme igieniche
da seguire.
Sono
altresì in fase di realizzazione opuscoli tecnici sul compostaggio (anch’essi
in doppia lingua) destinati agli agricoltori.
La realizzazione di infrastrutture non si
esaurisce con la mera costruzione, ma prevede una continua e costante fase di
gestione e manutenzione che spesso i soggetti beneficiari non possono espletare
a
causa
della mancanza di fondi economici.
Per
far fronte a questo importante aspetto è maturata l’idea di realizzare un
progetto di turismo solidale.
Date le
ricchezze naturali e paesaggistiche e la grande cordialità del popolo malgascio
si è pensato di avviare un progetto a lungo termine in cui gli stessi malgasci possano ospitare e offrire una
serie di servizi turistici. Il ruolo della nostra associazione nel realizzare
tale idea, sarebbe quello di dotare, attraverso piccole opere di ingegneria, le
strutture, destinate alla ricezione dei “turisti responsabili”, dei requisiti
minimi di accoglienza. Superata
questa prima fase si attiverebbe un circolo virtuoso che, partendo dalla
soddisfazione dei primi clienti, possa portare alla completa indipendenza
economica e gestionale degli abitanti.
La
seconda fase consisterebbe nella realizzazione di infrastrutture autofinanziate
(pozzi, latrine, smaltimento rifiuti, riassetto stradale, etc.) attraverso
corsi di formazione svolti da membri qualificati di ISF e rivolti ai tecnici
locali.
Responsabile del progetto
Alberto
Panissidi
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Ulteriori contatti
Diego
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Viviana
Cigolotti
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