| Home | Contattaci | Link |
un mondo diverso da progettare, un modo diverso di progettare...

Napoli "Mappine" Web/Gis Stampa E-mail
Scritto da isfnapoli   
giovedì 03 novembre 2005
Le motivazioni
Sulla base dell’esperienza realizzata sul territorio della città di Roma, “Ingegneria Senza Frontiere Napoli” intende replicare il tentativo di descrivere con l’ausilio di una mappa geografica, le realtà socio-politiche operanti sul territorio cittadino nonché le conflittualità, i problemi e, più in generale, i disagi individuabili in uno specifico quartiere ed a questo legati sia endemicamente sia per una scelta politica successiva. Napoli, infatti, come anche Roma e Milano, ha negli anni assunto la connotazione di megalopoli, con una popolazione stimata di oltre 4.400.000 abitanti, distribuiti in una successione di moduli abitativi senza interruzione dall’area nord (Pozzuoli-Campi Flegrei) a quella orientale (Mugnano, Casoria) fino a quella meridionale (Portici, Barra…) tra le più densamente popolate al mondo. In una realtà cosi vasta e ricca di diverse periferie è facile immaginare come numerose sono le possibilità che si inneschino delle situazioni conflittuali.
Questa città, cosi antica e ricca di contraddizioni è spesso, o meglio troppo spesso, al centro della cronaca nera nazionale: episodi di ordinaria violenza a scopo di rapina, vendette trasversali in ambito di criminalità organizzata e non, ma anche recenti episodi di danno ingiustificato alle cose e alle persone descrivono una situazione ai limiti, per il semplice cittadino, della vivibilità. Il successo delle organizzazioni criminali a Napoli ha originato un diffuso atteggiamento che si potrebbe definire "cultura dell'illegalità", derivante da una completa assenza di senso civico.

Questo fenomeno, che interessa tutti gli strati della società ed in maniera più evidente le fasce bisognose, ha creato una sfiducia generalizzata nella legalità e nella giustizia dello stato fino a identificarla come un ulteriore strumento di vessazione contro chi non ha alcuna conoscenza, contro chi “non ha le spalle coperte”. La camorra e il fenomeno della delinquenza minorile producono dati impressionanti: tra il 2003 e il 2004 si sono verificati 107 omicidi, la maggior parte dei quali legati alle organizzazioni camorristiche, 3434 gli 'scippi', 3287 i borseggi, 7896 i furti di auto e 3790 i furti di moto. Accanto a ciò vogliamo mettere in rilievo una peculiarità della città di Napoli che rafforza l’esigenza di redigere una mappatura socio-organizzativa della città: a differenza di molte metropoli, le zone “pericolose o a rischio” della città di Napoli non sono confinate ai margini o costituiscono dei quartieri a sé, ma sono integrate, adiacenti a quelle zone che fanno da salotto della città. E, quindi, ciò che accade spesso è che capita di svoltare un angolo o attraversare una strada per trovarsi in un ambiente diverso, un posto dove tutti sanno di tutti, dove si è individuati, conosciuti e classificati come elementi di disturbo o meno. Per non parlare di veri e propri quartieri bunker dove polizia e forze dell’ordine hanno spesso avuto difficoltà ad entrare, perché riconosciuti come nemici, ostacolati, anche con la forza, da persone che hanno per libera volontà o per mancanza di alternativa, dovuto riporre le proprie speranze nelle organizzazioni criminali. In questi stessi quartieri, in bassi bui di pochi metri quadrati nascono e si sviluppano società, miniaziende abusive, laboratori di artigianato di merci autentiche e non, punti di spaccio, circoli, famiglie allargate, tribù varie: un mondo vivo e a suo modo produttivo, che se fatte uscire dal “sommerso” potrebbe solo costituire una ricchezza. Il lavoro in nero è, infatti, dominante, ed è per molti napoletani l'unica via d'uscita alla disoccupazione dilagante (intorno al 25%). In questo contesto sociale cittadino nascono ulteriori urgenze quotidiane come il problema dei rifiuti: i centri per la raccolta e dismissione, situati nella periferia della città, lavorano sempre con estrema lentezza, e le discariche - per lo più abusive e gestite dalla camorra – vengono aperte e chiuse di continuo. Periodicamente la città viene letteralmente sommersa da cumuli di rifiuti non raccolti dagli agenti della nettezza urbana, che frequentemente indicono scioperi. A ciò si aggiunge il degrado e l'incuria di molte infrastrutture cittadine, spesso lasciate a sé stesse: casi esemplari quelli dello zoo, dell'Edenlandia, della Mostra d'Oltremare, degli impianti sportivi, dei parchi. Molte nuove strutture sono paralizzate dalla burocrazia, e non realizzate dopo anni ed anni di progetti; l'area dismessa dell'Italsider, ad esempio, e nuove infrastrutture nei quartieri Soccavo e Pianura. Si aggiunge infine il fenomeno dell'abusivismo edilizio, che domina nei quartieri più recenti, in particolare a Pianura – costruita senza alcun piano regolatore e del tutto abusivamente - e nelle zone periferiche alle pendici del Vesuvio, esposte tra l'altro a grave rischio vulcanico-sismico.
Il nostro scopo dunque è quello di realizzare uno strumento di informazione alternativo e più completo della realtà cittadina di quello tracciato dalle istituzioni, ci proponiamo come intermezzo per quanti vorranno guardare tutti gli aspetti di questa città. Siamo consapevoli che questo è un progetto ambizioso e difficile che richiederà la successione di diverse fasi. Il punto di partenza, anche per questioni di percorso personale, sarà il quartiere fuorigrotta non solo sede della facoltà di ingegneria, ma della maggior parte del polo scientifico-tecnologico. Dunque, una significativa fetta dei suoi abitanti, peraltro in numero pari a quelli di Reggio Emilia ma distribuiti su una superficie nettamente inferiore, sono studenti fuori sede, una realtà cittadina in continua mutazione, con esigenze e disagi diversi da quelli degli altri cittadini.

Gli Obiettivi
Gli obbiettivi di questo progetto sono, quindi, quelli di creare una mappatura delle aree di interesse della città inquadrabili tramite un'accurata selezione in base a criteri quali:
• Individuazione di aree depresse;
• Criminalità organizzata presente sul posto;
• Infrastrutture preesistenti e preventivate per la zona di interesse;
• Analisi dell'occupazione nel territorio di interesse;
• Presenza di associazioni impegnate nell'area specifica;
• Presenza di vertenze sulle case e fenomeni di case occupate;
• Presenza di migranti nella zona di interesse e loro integrazione con la popolazione locale;
• Presenza di possibili spazi di aggregazione.
Il tutto finalizzato alla creazione di una serie di indicatori sociali che permettano di definire prima i vari “tipi” di conflitto esistenti, in seguito la loro posizione sul territorio cittadino ed, infine, una loro eventuale relazione territoriale. Siamo infatti convinti che sia necessaria un’analisi sociologica più approfondita dei fenomeni che, molto spesso, vengono presentati dagli organi di informazione, come episodi isolati e non come l’espressione di un malessere sociale più profondo: un problema, quindi, di dimensioni più grandi per chi governa.
Inoltre la socio-mappa della città può essere un valido strumento, se periodicamente aggiornato, per poter monitorare costantemente il territorio potendo così far fronte rapidamente ai problemi che di volta in volta potrebbero presentarsi. L'utilizzo di mappe permette sin da subito di comunicare tramite immagini la situazione della città e dei suoi problemi permettendo di inviare un messaggio più diretto alle persone. La realizzazione della mappa sarà possibile avvalendosi di tecniche innovative (GIS) che consentono sia un aggiornamento in tempo reale delle evoluzioni territoriali e dei conflitti, sia il confronto di diverse tematiche individuate, visualizzandole contemporaneamente e tematizzando, se necessario, la mappa. La mappatura, inoltre, prevede l'ausilio di software open source (free software) per il quale non è prevista alcuna licenza di utilizzo abbattendone notevolmente i costi.

prg_small.jpg


Durata del Progetto
4. Stakeholders
4.1. Ingegneria Senza Frontiere
4.2. Comune di Napoli
4.3. Regione Campania
4.4. Università di Sociologia
4.5. Università di Antropologia
5. Descrizione del Progetto
6. Costi del progetto

Criteri di valutazione
Definire le tipologie di conflitto sociale da rappresentare è la sfida-scelta più ardua e difficoltosa.
Dalla scelta di un conflitto deriva la realtà di disagio che si vuole evidenziare legandola nel contempo al contesto territoriale in cui essa è nata; a questo si aggiunge l’enorme difficoltà di reperire i dati.
Rappresentare, quindi, un conflitto nel tempo e nello spazio definisce un potente mezzo-strumento, oltre che di informazione anche e soprattutto per mettere in evidenza delle situazioni di disagio spesso considerate inesistenti o circoscritte a realtà considerate lontane dalle nostre.
Questo strumento aggiornato in continuo (fattore temporale) permetterebbe una completa analisi del territorio; monitorando così i disaggi sociali è possibile agire nell’immediato, ponendo fine a situazioni presenti ogni giorno sul territorio, e gettando le premesse per una pianificazione territoriale - temporale che permette uno sviluppo più armonico del contesto cittadino abbattendo notevolmente la nascita di disagi.
Le tipologie così evidenziate, costituite da sottogruppi che le particolarizzano, da una prima analisi sono:

1-Quartiere
- n° di residenti
- Infrastrutture presenti nel quartiere (palestre, scuole,
- Spazi socialmente utili

2-Associazioni operanti sul territorio
- Tipo di associazione
- A chi si rivolge
- Luogo dove opera
- forum sociali

3-Lavoro sommerso
- Disoccupazione del quartiere
- Persone impiegate nel quartiere
- numero di persone che lavora nel quartiere
- associazioni di settore

4-Artigianato Locale
- botteghe presenti nel quartiere
- tipologia di servizio offerto
- n° di persone impiegate per ogni bottega

5-Migranti
- n° di migranti residenti nel quartiere
- n° di migranti che lavorano nel quartiere
- Situazione alloggi nel quartiere

Mailing List del progetto
Ultimo aggiornamento ( lunedì 02 aprile 2007 )
 
 
 
Powered by Joomla | Hosted by tophost
© 2008 ISF - Napoli (C.F. 95055830632)